Chi sono
Utente: justonelie
Nome: Massimo
Sono un uomo, non un omosessuale!
"In fondo cos’è l’orgoglio gay? E’ voglia di trasformare senso di colpa, odio di sé, disprezzo sociale in autostima e dignità. D’altronde, se una persona, per ottenere il privilegio di essere semplicemente se stessa nella vita, avesse dovuto sfidare, suo malgrado, la famiglia, la scuola e parecchie consuetudini sociali… non sarebbe un pochino orgogliosa anche lei di avercela fatta?"

  • Contattami
  • Il mio profilo
  • Linkami

@
Chi è costui?
Com'è costui I
Com'è costui II
Com'è costui III
Gay a chi?
Obiettivi?
Perché un blog?
Un blog un perché
__GAY PRIDE__
__HOMOPAGE__
Ultimi Commenti
utente anonimo in PIRLA
utente anonimo in PIRLA
justonelie in Mai più
justonelie in PIRLA
utente anonimo in PIRLA
utente anonimo in Mai più
Archivio
oggi
dicembre 2009
novembre 2009
ottobre 2009
agosto 2009
luglio 2009
giugno 2009
maggio 2009
aprile 2009
marzo 2009
febbraio 2009
gennaio 2009
dicembre 2008
novembre 2008
ottobre 2008
settembre 2008
agosto 2008
luglio 2008
maggio 2008
aprile 2008
marzo 2008
febbraio 2008
gennaio 2008
dicembre 2007
novembre 2007
ottobre 2007
settembre 2007
agosto 2007
giugno 2007
marzo 2007
ottobre 2006
settembre 2006
agosto 2006
luglio 2006
giugno 2006
maggio 2006
aprile 2006
marzo 2006
febbraio 2006
gennaio 2006
dicembre 2005
novembre 2005
ottobre 2005
settembre 2005
agosto 2005
luglio 2005
giugno 2005
maggio 2005
aprile 2005
marzo 2005
febbraio 2005
gennaio 2005
dicembre 2004
novembre 2004
ottobre 2004
Feed
  • RSS 2.0
  • ATOM 0.3
  • Powered by Splinder
Sottoscrizioni

Gay and Lesbian Blogs - BlogCatalog Blog Directory

BlogItalia.it - La directory italiana dei blog

Add to Technorati Favorites

Blogarama - The Blog Directory

GayToday

Tuttoperinternet

BloShow - La vetrina italiana dei blog

Unione Europea - Carta dei diritti fondamentali

Elezioni 2006. Io sono qui. E tu dove sei?

Homopage

WebRing

Questo sito è parte di più WebRing.
Per la lista completa delle sottoscrizioni visita
questa pagina
.

Visite
*loading* (by Splinder)

Credits
Si ringrazia per il materiale utilizzato nella realizzazione del template

Pannasmontata
Artemisia
HTML.it

giovedì, 03 febbraio 2005
Obiettivi

  Da una corrispondenza con un giovane collega, noi "unici e rari", mi viene una provocazione che mi ha in qualche modo travolto. La dimostrazione nel farneticante sproloquio che mi è sgorgato nel vano tentativo di rendere intellegibile risposta alla spiazzante richiesta: "posso chiederti il tuo obiettivo".
  Una domanda tanto semplice quanto tremenda, del resto è sempre così, di fronte alla semplicità non ci sono pretesti, nessuna scusante. Eppoi di fronte ad una domanda così.. se hai un obiettivo dovresti già saperlo, che c'è da pensare? Se non hai un obiettivo che escremento umano sei? Già.. eppure.. il mio obiettivo?
 
  Orbene con il mio lavoro di merda sarebbe buona cosa porsi come obiettivo un minimo di attenzione all'aspetto lavorativo. Beh si non mancherà, ma sarei bugiardo se dicessi che è prioritario. Prioritario, nonostante l'enorme fatica psicologica che mi crea, non ho alcun dubbio, è la mia casa.. nel senso di "casa mia".
  In questo concetto è relegato anche il concetto di agognata libertà che si può meglio leggere come "serenità". So anche io quanto inflazionato sia questo termine e quante volte sia capitato di leggermelo addosso, ma io devo per forza di cose reiterami. Si, il mio obiettivo è la serenità, quel sentimento negato per così tanti anni, quel sentimento la cui mancanza ad un certo punto mi faceva pansare in modo ossessivo all'abbandono del materico mondo. Non lo dico con l'intento di rapire compassione, anzi tassativo semmai il biasimo, ma c'è stato un periodo (non ricordo quanto lungo o a cosa appaiato) in cui, nel vero senso delle parole, il mio primo pensiero al mattino era il suicidio come l'ultimo la sera. Tutti i giorni così, quelli allegri, quelli tristi, quelli appaganti, quelli deprimenti: mille motivi per farla finita. Mi si lasci dire.. quanta merda ho dovuto sentirmi addosso prima di capire che non ho l'ombra di un motivo per rinunciare alla possibilità di essere felice. Perchè dovrei? La "felicità" non è una meta raggiungibile, felici non si diventa, felice è un momento tra i tanti, un'esperienza tra le tante, uno o più momenti, non è uno status da conquistare, è un insieme di più cose diverse, non collegate, alcune arrivate dal cielo altre magari perseguite. Però c'è un però; non puoi godere di quei momenti se sei impegnato e distolto da un rumore di fondo quotidiano, reiterato, martellante. Essere sereno per me significa non dover rendere conto del mio agire a modelli che io non sottoscrivo, non dover aderire a desideri che non sono i miei, obiettivi che non sono i miei, non dovermi persino dispiacere per la mancanza di quei deisderi e di quegli obiettivi.. ecco perchè il mio scoramento alla domanda.. gli obiettivi sono la fonte della mia sofferenza, quelli mancati, quelli inutilmente raggiunti.
  Semmai posso raccontare dei miei desideri.
 
Voglio trovare il motivo per svegliarmi tutti giorni con un sorriso, trovare un motivo per saltare giù dal letto sentendo che qualsiasi cosa dovrò fare sarà sempre meglio di non farla, voglio trovare il motivo per non spendere un solo secondo a lamentarmi di ciò che comunque non sarebbe scalfitto dal mio lamento. E poi voglio trovare qualcuno che condivida questa serenità. Voglio abbracci, carezze, sorrisi, complicità; in qualche modo "sento" che la mia vita avrà avuto senso soltanto quando questo mio desiderio di continuità emotivo-affettiva sarà stato appagato. Se vogliamo il mio obiettivo segreto (ora non più..) sta nel voler rivendicare magari anche solo a me stesso (in segreto appunto) che si può essere diversi, serenamente differenti, compiendo questa diversità senza dover necessariamente avversare la presunta normalità. A me piace vedere le coppiette che si sbaciucchiano negli angoli remoti del pubblico mondo, io sono contento nel vedere due vecchietti che si trascinano in giro ancora affettuosamente mano nella mano, io gioisco alla vista di una famigliola gaudente. Sono anche i miei desideri, magari adattati alla mia personale situazione, e il mio obiettivo è proprio di non cedere alle pressioni, di qua e di là del muro della diversità, che mi vorrebbero schifato da questi sentimenti così biecamente "normali" e più idoneamente orientato al narcisismo, alla superficialità, alla formalità delle cose, dei sentimenti, dei rapporti.
  Certo la strada è lunga, perchè la via per la serenità passa attraverso l'accettazione di se stessi ma anche del proprio contesto, il proprio tempo, i propri limiti.. in poche parole l'accettazione di quei parametri che non sono nelle proprie mani. Accettare che esistano parametri non gestibili e che questa esistenza non pregiudichi la propria possibilità di gioia. Ci sono infinità che io non potrò mai fare né essere ma queste infinità perchè dovrebbero limitare la possibilità di godere del proprio essere di fatto? Il punto sta non tanto nell'accontentarsi di, quanto nel maturare la convinzione che non c'è nulla di cui doversi accontentare, quanto molto di cui godere anche nel proprio status quo, nonostante ai più possa apparire del tutto inadeguato. Pare una stupidaggine ma per me non è mai stato così semplice, e non mi riferisco alla diversità affettivo-sessuale, riguarda il mio tutto. Partendo dal presupposto che nulla sarà mai all'altezza delle proprie aspettative, dei propri desideri, della propria realtà, non c'è senso nell'impegno. A che serve spendersi fino all'osso se sai che non arriverai comunque dove desideri? Questo modus pensandi chissà come e perchè cresciutomi dentro devo riuscire ad estirparlo completamente.
  Comprendo che tutto questo discorrere si può leggere come la disperata razionalizzazione di una sconfitta globale, e forse chissà potrebbe pure incosciamente esserlo.. in tanti probabilmente mi insignerebbero del titotlo di sfigato dell'anno; ma mi si creda o meno di ciò non si tratta... c'è da dire anche che se a vent'anni si è un pò ancora una sorta di cellula staminale, a trenta quasi quaranta non c'è di che sperare, comprendi che il tuo essere non è prorogabile, sei oggi, e domani potrai essere quel che oggi stai amalgamando, inoltre ben più consapevole che per mille e più inezie oggi potrebbe anche essere l'ultimo.


  Uno sproloquio che per quanto legga e rilegga mi pare sempre incompleto, ed evidentemente incompleto lo deve essere davvero posto che del guado di cui vado sproloquiando non ho ancora conosciuto la fine ed è ancora plausibile pensare che possa aver scelto male il punto per guadare, potrei a breve essere inghiottito dai flutti, travolto da una piena non prevista, affondare in una palude appena arrivato dall'altra parte.. tutti "chissà" che sono appunto la vita.. se avessi certezze sull'esito del mio tentativo non avrei nemmeno ragioni per intraprenderlo.

Link

commenti
Per alcuni scoprirsi accettarsi e cercare di vivere omosessuale può rivelarsi un'eperienza tutt'altro che "gaia". Gay a chi?