Al proprio diario si confessano anche le cose più inconfessabili, sennò a che cosa serve un diario?
Segno del mio aver perso l'orientamento, segno della mia ennesima sbandata, segno dell'essere in fondo ancora in una sorta di modalità provvisoria, segno che non sto bene insomma, continuo a pensare al mio ex "bimbo" e non posso negare di desiderarlo.
Posso onestamente dire di non amarlo più e di non volerlo più come compagno ma il desiderio quello no, quello non è svanito. Ci farei sesso davvero volentieri con il mio ex e sarebbe stata una mezza tragedia se lo avesse voluto anche lui, perché chi lo sa poi come sarebbe andata a finire per uno come me che il sesso proprio non gli va se non con chi in effetti ama (e/o "ha amato"?).
Fortuna vuole che il bimbo, grazie al cielo, non sia invece interessato, ovvero "non è ancora il momento" che per me significa la stessa cosa visto che, concessa la sbandata di questo periodo, non lo dovrà mai diventare il momento!
'Quando lo avrai un figlio Massimo?', l'ultima in ordine cronologico di una serie di domande assurde, improvvise ed estemporanee che chiaramente provano a chiedere altro.
Queste domande iniziano a infastidirmi di un fastidio opposto a quello che avrei provato ante trenta. Che mi si faccia la domanda vera! 'Massimo, ma tu sei forse gay?'.
E così da qualche tempo, dopo una risposta assolutamente veritiera ma altrettanto sibillina, aggiungo sempre l'invito/sfida a formularla quella domanda recondita, garantendo al mio interlocutore di turno che qualora trovasse il coraggio di porla, la mia risposta sarebbe assolutamente limpida e onesta.
Non ho ancora trovato nessuno in grado di osare e quindi di mettermi alla prova, in compenso però mi posso godere gli imbarazzi più disparati a vendetta di quelli che costoro credono di trovare in me.
Perché è simpatico? Perché è carino? Perché è intelligente? Perché è serio? Perché è alto magari?
Non servono perché per innamorarsi, anzi capita sempre proprio quando di un perché non si sente assolutamente bisogno. Eppure un perché deve esserci per forza.
Siamo tutti portatori di bisogni, desideri, aspirazioni, di cui però solo in minima parte siamo consapevoli. Il perché giusto per la persona giusta sta sicuramente in quei nostri bisogni e nellla capacità di quel qualcuno di speciale di soddisfarli appunto, senza che necessariamente ce ne si renda conto. E infatti ci si innamora di persone completamente diverse tra loro, per motivi completamente diversi anche questi.
Infiniti sono i desideri che non immaginiamo ribollirci dentro, infinite sono le possibilità e le persone di cui rischiamo di innamorarci.
Rarissimo forse invece che si incontrino necessità e capacità di colmarle entrambe complementari: un vero miracolo sembrerebbe.
Dimenticare.. Parentesi.. Andare oltre..
Certo, facile a dirsi, ma la verità è che tutte le volte che lo penso mi viene il magone. Che ci posso fare!?
E' così difficile per me trovare qualcuno con cui essere in sintonia, con cui sentirmi a mio agio, qualcuno che mi interessi, mi coinvolga, mi piaccia. Così difficile che quando un'occasione così si volatilizza, o la perdi per strada senza nemmeno riuscire a capire come e cosa è successo, allora ti rode, ti chiedi se hai fatto tutto quello che avresti potuto o se manca qualcosa, se puoi ancora qualcosa senza rischiare di essere patetici o fuori luogo; già, perché l'ipotesi "Alessio è semplicemente molto etero" è un'ipotesi estremamente logica e probabile, come pure "Massimo si è preso un abbaglio clamoroso".
Alessio in fondo è stata soltanto una parentesi nella parentesi; chissà, forse un ragazzo terrorizzato e bloccato di fronte alla sua omosessualità non ancora elaborata; forse solo un colto figuro politicamente corretto ma insofferente come tanti altri alla diversità quando questa entra in contatto con te; forse semplicemente infastidito da me in quanto me, ma incapace di essere chiaro ed onesto come invece in grado di essere formalmente ineccepibile; forse soltanto una persona come tante altre con una sua vita privata che non intende condividere con alcuno; forse, forse, forse. Quanti "forse"! Chi lo sa quale dei tanti. Ma, alla fine, importa qualcosa quale? Probabilmente no, se è vero che non tutto della nostra vita dipende da noi. Noi possiamo fare la nostra parte, con le nostre capacità, i nostri slanci e i nostri limiti, ma il resto dipende da altro e da altri e mi pare abbia davvero poco senso angosciarsi per le scelte altrui, pur anche quelle che incidono sul nostro universo; sono legittime come le nostre e le si deve accettare quali contesto in cui fare le nostre appunto. Alessio ha scelto di non andare oltre un certo limite, Alessio avrà sicuramente ottime motivazioni che non è tenuto a darmi. La mia vita va avanti sicuramente lo stesso.
E allora chiudiamola questa parentesi, non senza prima averci messo dentro qualcosa di cui tenere memoria però.
Ricorderò questo ragazzo per la rapidità e la facilità con cui mi sono sentito a mio agio. Alessio mi piace(va) e mi sarebbe tanto piaciuto trovare almeno la forza di dirglielo chiaro, non solo di lasciarglielo intendere. Lo ricorderò per la specificità di un rapporto che dal primo all'ultimo giorno è stato diverso da quello che tenevamo con tutti gli altri colleghi; mi guardava in modo diverso, mi parlava in modo diverso, mi ascoltava in modo diverso. Ricorderò anche però la mia assoluta incapacità di codificare questa diversità, e questa forse è la cosa che mi rode di più: io Alessio non l'ho capito proprio, e per me è davvero raro non riuscire a farmi un'idea delle persone che incontro, come rarissimo è il fatto che mi senta disposto a concedere "di più". Ricorderò il suo aspetto, così simile purtroppo all'immagine qui accanto che quindi temo sarò costretto a far sparire, il riccioluto David di Michelangelo, ahimè. Ricorderò, questo si con estremo disappunto, quanto mi sia lasciato coinvolgere e travolgere dalle emozioni che questo strana conoscenza mi ha regalato; sarà il caso che in futuro impari a difendermi meglio dal mio tormentato e tormentante cuoricino. Cos'altro? La debolezza che ha impedito ad entrambi di essere chiari ed onesti, in un modo o nell'altro, quando sarebbe servito.
Chiusa parentesi. "L'invito per una pizza a Bergamo è sempre valido", le ultime parole pronunciate; una pizza che purtroppo non sarà mai cucinata e che avrebbe potuto essere davvero (occasione) ghiotta, occasione anche solo per conoscersi, conoscersi sul serio, che poi era il mio unico vero desiderio, nulla più di questo, giurin giuretto!
Quattro del mattino, venti, forse trenta chilomentri senza nessuna meta, avanti e indietro nel nulla della campagna bergamasca notturna per non disturbare nessuno; di rotonda in rotonda, di lampione in lampione, cercando di soffocare questa angoscia latente con i decibel che solo i Linkin Park possono produrre.. "What have I done", già, cosa ho fatto?
Questa disperazione non può essere mia, non la riconosco, non l'accetto. Sono ancora abbastanza lucido e presente a me stesso per sapere che non può essere un ragazzotto qualsiasi a ridurmi così. No, Alessio non c'entra, non può, è soltanto sovrapposto perché concomitante alla vera fonte della mia sofferenza.
Ci tenevo a questo lavoro, ci contavo, è il lavoro che ho sempre desiderato fare, quello che mi ha dato le migliori soddisfazioni, quello che per un miracolo avevo avuto occasione di riprendere e che avrebbe potuto ridare dignità al mio tempo lavorativo.
Cosa ho fatto? Ho dovuto farlo! Ho dovuto rinunciare perché i conti non tornavano - non tornano mai quando si fa qualcosa che piace fare - e due lavori così impegnativi e così distanti tra loro non erano davvero sostenibili. Aperta e chiusa parentesi, si torna alla vita di prima, senza una prospettiva decente, senza qualità, senza un futuro da perseguire. Conti da pagare, tutto qui, e questo si che è una ragionevole motivazione per la disperazione che mi sta togliendo il respiro.