Un anno fa come oggi, un anno fa come ora, il mio amatissimo cagnolone cascava per l'ultima volta dal suo stentato zampettare per venire a chiamarmi per la cena; non avrebbe più camminato sulle quattro zampe senza qualcuno che lo sorreggesse, fino ovviamente alla fine, dieci giorni dopo.
Ricordo questa cosa perché l'allora fidanzato Emanuele mi ha poi rinfacciato decine di volte di averlo lasciato solo a capodanno per restare con il mio cane, cosa che rifarei senza esitazione alcuna, non certo perché non amassi Emanuele ma perché ho davvero amato e sono stato davvero amato dal mio meraviglioso cane e perciò nulla valeva allora come godermi gli ultimi momenti disponibili con lui.
Oggi, un anno dopo, sono io a restare solo e forse non mi dispiace nemmeno tanto, posto che onestamente non saprei proprio cosa festeggiare di questo 2007 che se ne va o di questo 2008 che arriva.
La vita mi ha insegnato, ahimè, che non c'è limite al peggio, ma anche che c'è sempre una luce pur nel buio più pesto. Non c'è nebbia oggi! Forse, se troverò la forza di uscire di casa, lassù sulle mura di Città Alta riuscirò a godermi gli spettacoli pirotecnici di tutta la pianura; rimango ancora incantato come un bimbo alla vista di quei luccichii scintillanti.
Come fossero tutti per me, quei fuochi celebreranno la mia solitudine.
Era una speranza fasulla, una speranza sbagliata, una speranza vana, ingiustificata, una speranza senza speranze insomma, ma era una speranza, una porta aperta, un possibile tragitto, un orizzonte sfocato ma visibile.
Ora che Emanuele non lo è più e non lo potrà mai più essere, quella speranza mi manca e si fa necessità percepibile.
Non riesco ad immaginare per me un futuro senza una famiglia, senza una coppia, senza un'unione, una relazione.
Non riesco a vedere il senso di una vita senza nessuno accanto o accanto di nessuno.
Non riesco a vivere senza poter sperare.
E' l'unica immagine che abbia mai inserito in un post di questo blog-testo-diario. La voglio inserire in primo piano perché non è solo un'icona ma anche un manifesto.. un manifesto di moderna cittadinanza senza pari nel mondo, ma soprattutto un vero e proprio antidoto contro il virus medioval-italico-papale.
Fossi certo che la ricevesse davvero ne regalerei una al papa di bandiera europea, con tanto di bigliettino di accompagnamento.. più che un bigliettino.. facciamo proprio una bella..
CARTA DEI DIRITTI FONDAMENTALI DELL’UNIONE EUROPEA
CAPO III
UGUAGLIANZA
Articolo 21
Non discriminazione
1. E’ vietata qualsiasi forma di discriminazione fondata, in particolare, sul sesso, la razza, il colore della pelle o l’origine etnica o sociale, le caratteristiche genetiche, la lingua, la religione o le convinzioni personali, le opinioni politiche o di qualsiasi altra natura, l’appartenenza ad una minoranza nazionale, il patrimonio, la nascita, gli handicap, l’età o le tendenze sessuali.
Un invito accorato di una lettrice mi spinge a chiarire.
La storia con il bimbo è stata, più volte, e si è infine conclusa per tutto quanto qui raccontato, più e più volte riscontrato e confermato. Ci siamo voluti bene ma è oggettivo che con il bimbo, almeno per me, non è stato possibile portare avanti il progetto che sembrava all'inizio coinvolgere completamente entrambi e che in realtà invece aveva preso realmente solo me.
Ho già avuto modo di elaborare il lutto tipico di una relazione importante - per me lo è stata anche se per il bimbo evidentemente no - perchè non ho lasciato davvero nulla di intentato e alla fine anche la più remota irrazionale speranza ha dovuto cedere alle evidenze più eclatanti.
Sono sereno, ho amato senza riserve chi forse non si meritava tanto, gli ho dato di me tutto quello che ero in grado, materialmente e non, gli ho proposto il massimo che una persona può impotizzare, il resto della vita insieme. Più di così a me pare impossibile e il fatto che non sia stato apprezzato o compreso o accettato non sminuisce il valore del mio amore per il bimbo. Semplicemente non era l'amore di cui aveva bisogno o che desiderava. Razionalmente non rimane altro da fare che andare oltre, un oltre però che non ho nessuna intenzione di pensare quale ripiego.
"Ho amato, non ha funzionato, non amerò più". Ma neanche per idea! Non ha funzionato con Emanuele; funzionerà, si spera, con qualcun altro, perché il sottoscritto non ha nessuna intenzione di smettere di credere nell'amore.
Due giovinotti che fanno lo stesso identico mestiere, nello stesso identico posto, vestiti nello stesso identico modo. Li guardo lavorare mentre consumo il mio rapido cibo. Mi piacciono entrambi, mi seducono entrambi, apparentemente identici eppure così diversi. Li guardo, li guardo in continuazione, e chiaramente questa cosa a loro non è sfuggita. Li ho anche fotografati di nascosto che nascosto non doveva essere molto.
A volte, lo ammetto, mi piace giocare con il mio lato adolescente, l'adolescente che posso essere solo ora per non esserlo stato quando avrei dovuto.
Identici, in molti nemmeno si saranno accorti che sono due, o l'uno o l'altro, figure su uno schermo senza sonoro, senza anteprime o riassunti delle puntate precedenti.
Il torello è piuttosto basso, viso paffutello ma fisico tosto, maschio, maschio assai. Chiappe sode e formose che esalta, molto probabilmente, non indossando l'intimo. Si muove come fosse su un palco, con i riflettori puntati addosso, ogni passo una gentile concessione della sua mascolinità. Il lavoro che fa, una sorta di copertura senza nessuna rilevanza, quasi lo stesse facendo un'altra persona con lui impegnato in altro di ben più serio. Sguardo sempre attento e vigile su ogni cosa quasi a sorvegliare che tutto proceda come lui desidera.
Il damerino invece è alto, slanciato, asciutto, elegante, composto. Pulisce il pavimento come se stesse dipingendo un quadro, movimenti misurati, precisi, attenti. Sguardo distratto, i suoi pensieri sono chiaramente altrove mentre pure sembra concentratissimo su quel che fa. Non sono ancora riuscito a vederlo sorridere o pronunciare una frase con più di tre monosillabi. E' giovane ma deve già avere una storia da raccontare, un progetto, un'idea.
Il primo si prende gioco di me, mi gira sempre intorno, pur non avendo nessun motivo per farlo, con fare e sguardo provocatorio e un sorrisetto mal trattenuto. Il secondo mi tiene d'occhio senza darlo troppo a vedere e senza preoccuparsi di me come di tutto il resto.
Il torello mi ispira solo sesso, sesso porco, senza presentazioni o convenevoli, con il damerino potrei stare ore a chiaccherare in riva al mare come pure in silenzio a pensare insieme.
Del torello non mi frega praticamente nulla, del damerino la curiosità mi divora.
Con il primo passeri il tempo necessario per un orgasmo, con il secondo potrei stare anche una vita intera.
Storia di ordinarie dicotomie personali.
Non sempre "insieme" in una coppia è coniugato alla stessa maniera.
A volte in modo quasi del tutto divergente.
A volte ci si impiega anche molto tempo però per comprenderlo.
Due anni e mezzo possono bastare?
No, non parlerò di treni e metropolitane che pure ossessionano ormai i miei weekend, e nemmeno di distanza tra luoghi che si fa distanza tra persone.
Trasporto, quel naturale sentirsi portato verso qualcuno che, anche manifestato nel desiderio, è ben di più di una banale voglia sessuale.
Mi colpisce sentire in me oggi cambiare, diciamo proprio scemare, quel trasporto che fu così profondo, naturale e istintivo. Immagino non potesse che accadere alla fine, visto l'imperterrito rifiuto da parte del bimbo cui continuo a sottopormi; un rifiuto fisico ovvero nella massima misura personale.
Non è in grado il bimbo purtroppo, ormai è evidente, né di affrontare i suoi disagi né, e questa è la tragedia, di comprendere che ignorarli produce comunque effetti. Il trasporto probabilmente è qualcosa che sopravvive solo se alimentato da due fronti; può anche essere inizialmente affare del singolo ma non può, alla lunga, restarlo.
Non vorrei perderlo quel trasporto e dovrebbe aiutarmi la consapevolezza che non c'è cattiveria nei comportamenti del bimbo, assurdi quanto pervicaci, ma solo una sostanziale impotenza da debolezza che non gli concede gli strumenti per farsi completamente carico della sua natura e delle scelte che richiede. Non vorrei perderlo quel trasporto ma immagino - di nuovo - si tratti di un sentimento puro, irrazionale per sua stessa natura; non vorrei perderlo eppure..