C'è qualcosa che per un motivo o per un altro, in un modo o in un altro, alla fine mi fa sempre tornare dal mio bimbo. Non importa quanto mi sia chiaro che i miei desideri e le mie necessità con lui non hanno speranze, non importa che sia di fatto impossibile costruire un qualsiasi qualcosa di serio e di solido con lui, non importa quanta sofferenza mi abbia già fatto sperimentare, quanto solo mi senta quando sto con lui, lacerante al confronto di quanto mi senta sereno a star senza lui, solo davvero.
E' una forza potente che sovrasta la mia lucida coscienza e che mi costringe a perseverare, a farmi di nuovo male senza imparare nulla, senza riuscire a decidere di smettere, masochismo allo stato puro.
E' la forza dell'amore dicono ma se è vero che perserverare è diabolico sarà vero pure che l'amore è opera del diavolo o almeno così è toccato a me.
Negli ultimi tempi sono venuto in contatto con alcune persone che facevano di questo loro "equilibrio" un punto di forza qualificante in quanto possessori di una presunta rara virtù. Ammetto che io stesso, fino a poco prima di pensare a questo post, mi sono sentito in diritto di vedermi come una persona piuttosto equilibrata se in confronto con le tante "stranezze" e i tanti "eccessi" che mi circondano.
Proprio l'incontro con costoro però, così certi del proprio presunto superiore equilibrio e pure ai miei occhi così "stonati", così poco equilibrati, mi ha fatto vedere allo specchio con un forse più sano distacco. Io sono certo in equilibrio perché così io mi sento ma anche agli altri in effetti lo sono; persino un cosiddetto "pazzo" vive di fatto in un suo perfetto equilibrio.
Evidetemente gli equilibri possibili sono perciò molti, ognuno ha il suo, anche se apparentemente fuori scala, fuori dal consueto, "fuori di testa" per i più.
Forse però, un "vero" equilibrio, auspicabile per tutti, è quello che consente a pochi fortunati o disperati (non saprei) di riconoscere gli altrui equilibri come legittimi e degni al pari del proprio e non liquidare come "pazzi" tutti quanti il proprio equilibrio non comprendono e non rispettano.
"Questa volta" non è una volta!
Il tuo modo di amare non mi piace, è freddo, anzi gelido, anzi agghiacciante.. forse solo perché non è amore in realtà, non lo so. L'amore come lo vedo io ti prende e tu non puoi farci niente.
"Sono disponibile" lo puoi dire se si organizza una gita, se si realizza un progetto, se ti si propone una scopata. "Sono disponibile" in amore è una campana che suona a morto.. anzi.. è una campana rotta, metallo da fusione e nulla più.
Io non sono "disponibile".
Temo abbia ragione il buon Luigi a liquidarmi come "senza speranze". Il mio pensiero e le mie parole finiscono sempre per tornare a lui, l'Emanuele che non dovrebbe più esserci però nella mia vita. Non so se valga per tutti o solo per me ma io non riesco, non riesco proprio a buttarmi alle spalle un'esperienza su cui avevo scommesso tutto. Il buon Luigi non può sopportare l'idea che sia rimasto in me sano il ricordo di un amore che non è riuscito a diventare nè odio nè disprezzo. Lui ci è riuscito con i suoi, io non posso.
Io non ho lasciato il mio bimbo perché lo odiassi nè perché non lo amassi più e nemmeno perché lui non mi amasse o mi odiasse. Stavamo bene insieme, Emanuele per molti versi era la persona giusta per me, potrei dire senza grossi problemi che eravamo davvero fatti l'uno per l'altro. Ci ha separato la differenza di età, la differente maturità, le differenti priorità, fratture che rendono impossibile una relazione impegnativa e duratura ma che non possono cancellare un sentimento. Quell'amore c'è ancora e per poter andare avanti ho dovuto seppellirlo lo stesso; l'ho seppellito nell'unico posto in cui potevo, dentro di me, e non ho potuto fare altro che seppellirlo vivo.
E così forse mi son condannato a rimanere solo, senza il mio amore impossibile ma senza anche altri amori possibili se è vero che nessuno potrebbe tollerare l'idea che un precedente amore vero non sia morto.
Sono colpevole! Colpevole di aver amato davvero e perciò condannato ad amare per sempre, ed ora tocca scontare la pena: solo!