Salvo i mille casi della rete che - si sa - ne ha di cose strane, la scorsa domenica ben dieci diversi computer/persone sarebbero passate da qui ed avrebbero consultato decine e decine di videate, dimostrazione di un interesse che nell'ultramicro di un blog come questo non può che onorarmi.
Come ho più volte scritto qui, io devo praticamente tutto della mia omoserenità a questo media, attraverso il quale ho potuto conoscermi e conoscere, ho potuto crescere al punto di riusciere a muovere i primi passi nel vissuto materiale e non uso la parola "reale" con cognizione di causa, in quanto anche la vita spesa "tramite" questo supporto è più reale che mai a mio parere, al punto da cambiartela completamente.
Per entrambe le ragioni sopra spero si capirà con quanto sacrificio io mi costringa ora a ridurre drammaticamente la mia presenza in questo spazio tutt'altro che virtuale per dedicarmi con nuovo e prioritario impegno ad altri fatti per troppo tempo accantonati. Devo, devo proprio, dare dignità di casa ad una casa che casa non è, primo improrogabile passo per potermi poi dedicare realmente alla ricerca di un impiego che dia complessivamente dignità anche al resto della mia vita, posto che per qualche illuso (a mio avviso anche un po' stupido se non anche in malafede) i soldi non fanno la felicità, ma senza soldi non fai proprio nulla, puoi solo soccombere, altro che felicità!
Non potrò scrivere, e quanto mi è utile scrivere quando sento la necessità di fare ordine tra i miei pensieri; non potrò leggere gli altrui scritti che così tanto mi hanno dato da pensare e scegliere; non potrò seguire il divenire di chi qui ho conosciuto. Insomma non potrò più partecipare e la cosa mi spaventa non poco per tutto quello che mi perderò e per quello che troverò al mio ritorno, posto che tornerò, caspita se tornerò!
C'era una cosa sola che pregavo non succedesse, soprattutto non adesso, una sola che mi avrebbe messo in serissime difficoltà. Ma siccome la vita, la mia almeno, è un barile che non ce l'ha proprio il fondo, ovviamente è successa. Mi si è rotta la macchina e la riparazione costerebbe (costerà) più del suo valore commerciale. Una cifra irrisoria per molti ma devastante per il mio bilancio, la mia situazione e le mie necessità a venire.
Ma ciò che per l'ennesima volta mi turba maggiormente è l'ovvia proposta di aiuto che la mia famiglia mi fa in queste situazioni per risolvere il problema in modo ragionevole, cambiare macchina, ma che per le solite ragioni di sempre io non posso/voglio accettare. Non c'entra l'orgoglio, non c'entra proprio, c'entra solo una scelta di indipendenza totale indispensabile per rendere meno doloroso e forse più accettabile ai miei genitori il momento in cui dovranno fare i conti con un figlio che non può/vuole rimanere nei binari della loro normalità.
C'è di "bello" che questo evento renderà entro pochi mesi ineluttabile un cambiamento radicale nella mia vita, posto che il precario equilibrio economico che la sosteneva è ormai definitivamente saltato.. per un pugno di euro!